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Per raccontare la Sardegna, Cambosu recupera i frammenti di un mondo dal sapore insolito come di miele di corbezzolo; mette assieme documenti, opere d’arte, leggende e tradizioni, a costituire una sorta di breviario di tutto ciò che i Sardi possono conoscere e amare dell’Isola e facendone scaturire «un’opera calda di affetto e fragrante di terra», come ebbe a scrivere Giuseppe Petronio nella sua recensione di Miele amaro sulle pagine dell’Avanti! del 29 aprile 1955. Canti popolari, pianti funebri, leggende sacre e profane, «uno spiraglio aperto sull’anima sarda, sulla vita di pastori e contadini, sulla cultura di genti segregate per secoli dalle correnti vive di pensiero che pure hanno messo assieme, nella solitudine delle loro pianure e dei loro monti, lentamente, nei secoli, un tesoro di conoscenze e di tradizione che è anch’esso cultura, e al quale occorre riallacciarsi se ci si voglia adoperare a che i suoi possessori entrino soggetto di storia nella vita e nella cultura moderna». Lungi dall’essere una summa di rimpianti del bel tempo andato, l’opera si pone così come un corpus di tutto ciò che costituisce il genio sardo nei secoli, punto di riferimento per salpare sicuri verso la modernità. L’immobilismo, secondo Cambosu, sarà superato soltanto dal desiderio dei Sardi, viventi o no nell’Isola, di «nascervi un’altra volta, anche a costo di molto soffrire».
Volume n. 100
Copertina: Maria Lai
Senza titolo, 1954.
Volume n. 100
Copertina: Maria Lai
Senza titolo, 1954.
| Anno | 2004 |
| Dimensioni | 16,7 x 12 cm |
| Pagine | 416 |
| ISBN/EAN | 88-87825-97-1 |
| Lingua | Italiano |
| Formato | Cartaceo |







