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MARIA LAI. Dall’Informale all’opera corale

SPAZIO ILISSO

10 giugno - 27 novembre 2022

 

La mostra dedicata a Maria Lai (Ulassai, 1919-Cardedu, 2013), tra i maggiori protagonisti della seconda metà del Novecento, nasce dalla collaborazione tra Spazio Ilisso, l’Archivio Maria Lai, la Fondazione Maria Lai, la Stazione dell’Arte di Ulassai e il Magazzino Italian Art Foundation di New York. L’intento è presentare al pubblico le opere più significative  dell’artista in un’esposizione di respiro internazionale che ripercorre circa 40 anni di attività: un percorso che, volendo avvicinare il visitatore agli esiti più alti e centrali della ricerca di Lai, alla sua spinta creativa esplicitata in un personalissimo linguaggio materico dai profondi contenuti antropologici, ne libera il lessico visivo dagli aspetti aneddotici, agiografici e favolistici che troppo spesso condizionano anche la restituzione della sua figura.

Le tappe cruciali del percorso dell’artista si rivelano attraverso 70 capolavori, provenienti in gran parte da raccolte di istituzioni culturali pubbliche oltre che da collezioni private di tutta Italia. Si inizia con i primi lavori polimaterici, ancora depositari di residui iconici e pittorici, e si passa poi alle strutture dei telai privi di tela, con cui si tenta il salto oltre la bidimensionalità e infine si supera la matericità per toccare l’essenzialità del concettualismo. Negli anni Settanta il tessuto diventa la nuova tavolozza e la macchina da cucire sostituisce il cavalletto da studio; dalle “tele cucite” si prosegue ancora con i “pupi di pane”, materiale dal profondo senso esistenziale e sacrale. Alla fine del decennio la poetica dell’artista approda prima alle indecifrabili pagine di un diario “autobiografico” – che appaiono sciolte (libere) ma ancorate a parete, incorniciate da rettangoli in legno, cartone, tessuto e fili – per arrivare poi ai “libri cuciti”. All’inizio degli anni Ottanta la produzione dei grafismi asemantici viene declinata su “mappe” geografiche o interstellari o su lavagne di velluto. Il percorso si conclude con una sala dedicata alla fondamentale opera performativa Legarsi alla montagna (1981), anticipatrice dell’arte relazionale a venire, raccontata attraverso il video girato da Tonino Casula e le fotografie di Piero Berengo Gardin.

Lo scopo principale della mostra, che evita intenzionalmente sia la ricostruzione strettamente filologica sia gli approfondimenti su certi nuclei tematici, resta quello di rivelare l’eccezionale capacità di Maria Lai di interpretare le ricerche del suo tempo traducendole e riportandole al suo mondo, all’eredità di segni e di affetti che l’Isola le ha lasciato, facendo di lei un’artista internazionale pur rimanendo un’artista sarda.

 

A cura di: Elena Pontiggia

Progetto allestimento: Antonello Cuccu

Allestimento: Artigianato & Design di Pietro Fois

Catalogo: Ilisso

Testi in catalogo: Elena Pontiggia