GIULIO FARA (Cagliari 1880 – Pesaro 1949) appartenente ad una famiglia di avvocati, fu introdotto alle discipline umanistico-artistiche dai genitori, entrambi di straordinaria sensibilità e cultura. In modo particolare si interessò alla musica stimolato anche da illustri personaggi della propria famiglia, tra i quali Giovanni Fara, che collaborò con Toscanini, e Giovanni Battista Dessy, compositore di melodrammi. Negli anni 1912-1918 fu insegnante di solfeggio e armonia presso la scuola Mario de Candia di Cagliari, collaborando con le principali riviste di musicologia. Nel 1923 vinse il concorso per l’insegnamento di estetica e segretario tecnico presso il Liceo Musicale “Rossini” di Pesaro dove restò in servizio fino alla morte, eccettuata una breve interruzione nel 1943, quando fu radiato dall’insegnamento per non avere il requisito della tessera del partito fascista. Dopo la liberazione continuò a scrivere e fare ricerca fino al 1949, anno della sua scomparsa.
ANTONIO BALLERO (Nuoro 1864 – Sassari 1932) è quello che può definirsi un artista di transizione. Visse a cavallo tra Otto e Novecento, maturando la sua vocazione artistica prevalentemente a Nuoro. Dopo aver frequentato il liceo a Cagliari non proseguì gli studi universitari. Diviso tra l’esempio della Deledda e di Satta, fu un’artista-intellettuale curioso e versatile esitando a lungo tra pittura e letteratura. Tra le sue opere letterarie ricordiamo Don Zua e Vergini bionde. Di grande rilievo fu la sua carriera nell’arte figurativa, alle quale poi si dedicò interamente. Tra le sue opere più rappresentative possiamo ricordare l’Autoritratto al sole, esposto nel 1908 alla Quadriennale di Torino. Il suo intento artistico era quello di dare una nuova immagine alla Sardegna barbaricina, nei suoi miti, riti e tradizioni, ma soprattutto attraverso la solennità dei paesaggi, dei quali fu cantore. Insegnò in diversi istituti tra i quali l’Istituto Artistico Industriale di Sassari. Nel 1919 sposò l’artista faentina Ofelia Verzelloni la cui devozione non venne mai meno neppure dopo le seconde nozze di Ballero.
Morì a Sassari nel 1932 e fu sepolto a Nuoro. Nello stesso anno furono organizzate due retrospettive una a Nuoro, all’ospedale San Francesco e l’altra a Cagliari presso la galleria Palladino.
GIULIO BECHI (Firenze 1870 – Gorizia 1917) appartenente a una famiglia di piccola nobiltà di grandi tradizioni patriottiche e militari, studiò presso le Scuole Pie dove ebbe un’educazione cattolica. Intraprese la carriera militare partecipando alla grande operazione di polizia del governo Pelloux per stroncare il banditismo nella Sardegna centrale. Questa esperienza la mise per iscritto nell’opera Caccia grossa. Scene e figure del banditismo sardo. Questo libro se da una parte gli procurò l’apprezzamento di numerosi critici “continentali”, dall’altra scatenò nell’isola un’ondata di proteste al punto che una commissione disciplinare inflisse all’autore due mesi di arresti. Tornato in libertà e alla vita militare proseguì anche la sua attività di scrittore di stampo politico ma non solo, pubblicò anche due romanzi e raccolte di racconti. Dopo aver combattuto in Libia, fu impegnato sul fronte a Gorizia dove morì nel 1917.
MATTEO MADAU (Ozieri 1723 – Cagliari 1800) appartenente a una famiglia di pastori, divenuto gesuita dopo lo scioglimento della Compagnia dei Gesuiti ad opera del papa Clemente XIV con una bolla dell’ottobre del 1773, trascorse la propria vita a Cagliari, nel collegio di S. Michele, dove si dedicò ad opere di pietà e di catechesi e, soprattutto, ai suoi studi. Tra le sue opere più importanti ricordiamo: Le armonie de’ Sardi, Saggio d’un opera, Il ripulimento della lingua sarda lavorato sopra la sua analogia colle due matrici lingue, la greca, e la latina, Lettera apologetica, ovvero osservazioni critiche sopra l’opera del P. Er. Giacinto Hintz, Versione de su Rithmu Eucaristicu cum paraphrasi in octava rima, facta dae su latinu in duos principales dialectos e Dissertazioni storiche apologetiche critiche sulle sarde antichità.
MONTANARU (Desulo 1878 – 1955) Antonio Casula dopo aver frequentato un paio d’anni di ginnasio a Cagliari e il collegio di Lanusei, si arruolò nell’arma dei carabinieri. Fu durante i suoi spostamenti di lavoro che iniziò a scrivere poesie in sardo, inviandole a riviste e nel 1904 pubblicò la sua prima raccolta Boghes de Barbagia. Nel 1909, tornato a Desulo si sposò ed ebbe due figli, ma sfortunatamente nel 1914 morì il primo figlio e dopo soli due anni scomparve anche la moglie. Negli anni Venti continuò a scrivere e la sua notorietà varcò i confini della regione ed i suoi canti furono tradotti in francese, inglese e tedesco, nonostante fosse gli ostacoli posti ai dialetti dalla politica fascista. Morì anche il secondo figlio, lasciandolo nella solitudine. Nel dopoguerra fece parte della giuria del Concorso nazionale di poesia dialettale dove entrò in contatto con i maggiori intellettuali italiani dell’epoca, tra cui Ungaretti e il giovane Pasolini. Nel 1949 vinse il premio dello stesso concorso con il sonetto S’olia. Nel 1953 fu colpito da paralisi e morì nel 1957.
WILLIAM HENRY SMYTH (Westminster 1788 – Bedford 1865) a 17 anni entrò nella Marina britannica e dopo una serie di operazioni carto-idrografiche, nel 1815 fu promosso captain e gli venne affidato l’incarico di lavorare a dei rilevamenti lungo le coste del Mediterraneo. Nel 1846, con un editore di Londra, pubblicò due libri, frutto dei suoi soggiorni in Sicilia e Sardegna tra il 1823 e il 1824 durante una missione carto-idrografica. Nel 1828 costruì a Bedford un osservatorio astronomico dove trasferì l’intera sua strumentazione, fra cui un rifrattore equatoriale, da lui progettato e costruito, uno dei primi in Europa. Nel 1850 pubblicò a Londra una sintesi delle sue ricerche ed esperienze come cartografo. La sua bibliografia alla British Library di Londra registra 23 titoli.
JORGE ALEO (Cagliari 1620 – 1690) Padre Jorge da Cagliari, al secolo Lussorio Aleo, cappuccino della Provincia di Sardegna, nasce nel 1620. Nel 1640 comincia a professare in Iglesias la regola dei Cappuccini. Dai documenti d’archivio sardo si ricavano poche notizie sul personaggio. Nel 1661 viene sottoposto dai superiori a provvedimenti disciplinari a seguito del rifiuto di ottemperare all’obligo della predicazione e di risiedere presso la sua famiglia religiosa. Nel 1667 risulta vicario del convento di Cagliari e nel 1668-69 è guardiano in San Benedetto. Nel 1671 viene esiliato in Sicilia dal duca di San Germàn per la sua contiguità con i capi del partito avverso al viceré Camarasa. Nel 1675 rientra a Cagliari, completando i suoi lavori di storia approvati nel 1868. Le sue cronache storiche secentesche paiono aver avuto una discreta circolazione anche se molte copie andarono perdute o furono soggette alla censura sabauda.
ANTONIO MURA (Nuoro 1926 – Bologna 1975) nacque a Nuoro da padre Pietro, ramaio e poeta tra i maggiori del ‘900 e Maria Antonia Bande Ticca. Tra il 1947 e il 1948 collabora alla rivista Aristocrazia, rivista sarda di cultura sociale ispirata a ideali filantropici. Negli stesi anni si iscrisse nella facoltà di Scienze economiche e marittime di Napoli, che a dopo poco abbandonò per intraprendere la strada della poesia. Nel 1963, dopo esser tornato a Nuoro, costretto dalla grave situazione occupazionale, si recò in Germania dove fu assunto come aiuto operaio presso la Volkswagen. Deluso da quest’esperienza tornò in Sardegna, dove fu poi assunto presso l’Associazione dei commercianti. Dal 1968 l’attività letteraria s’intensifica, ricevendo riconoscimenti ed impegnandosi anche in importanti traduzioni, fra le quali le poesie di Paul Eluard. Tra le sue raccolte più importanti si ricordano: Su birde. Sas erbas e Lingua e dialetto. Poesie bilingui.
PIETRO IV D’ARAGONA (Balaguer 1319 – Barcellona 1387) fu IV re d’Aragona e III di Catalogna, detto il Cerimonioso. Figlio di Alfonso IV il Benigno, succedette al padre nel 1336 e nel 1342 partecipò alla presa di Algeciras con la flotta genovese. Due anni dopo, nel 1344, sconfisse Giacomo III di Maiorca e si impadronì delle Baleari e del Rossiglione. In Sardegna, per domare le ribellioni e combattere il suo principale nemico, il giudice di Arborea Mariano IV, decise di allearsi con Venezia, contro Genova. Tuttavia nonostante le vittorie veneziano-catalane di Costantinopoli e di Alghero, avvenute nel 1352, Pietro IV recatosi nell’isola con un forte esercito non riuscì mai a pacificare del tutto l’isola. Negli anni compresi tra il 1366 e il 1369 si trovò inoltre in guerra con Pietro il crudele, re di Castiglia. Tra il 1347-48 fu impegnato a domare le rivolte dei nobili aragonesi della Unión sobillati dal detronizzato re di Maiorca Giacolo III.
RAMON MUNTANER (Peralda 1265 – isola di Eivissa 1336) fu milite della corona aragonese, funzionario e importante cronista catalano. Di educazione di stampo cavalleresco, crebbe in una famiglia benestante che ospitò nel dicembre 1274 Alfonso X e Giacomo I d’Aragona, cosa poco consueta, che colpì Ramon bambino. Nel 1276 si trasferì in Francia, forse come paggio di Roger de Llúria. Successivamente, dall’estate del 1302, militò come soldato e comandante della Compagnia catalana di Roger da Flor, in un corpo di fanteria leggera, costituito da mercenari catalani e aragonesi, conosciuti come almogavers. Combatté in Oriente, spingendosi fino a Costantinopoli, per sostenere i Greci nella lotta contro i Turchi. Tra il 1303 e il 1315 ricoprì importanti ruoli nell’amministrazione di Gallipoli e dell’isola di Djerba. Dal 1327 si ritirò a vita privata e si dedicò alla stesura dell’importante opera nota come Cronica de Ramon Muntaner sui fatti d’arme e di politica della corona d’Aragona tra il XIII e il XIV secolo.