SALVATORE SATTA (Nuoro 1902 – Roma 1975) dopo aver frequentato il liceo a Sassari, ottenne la laurea in Giurisprudenza con il massimo dei voti e si trasferì a Milano per esercitare il tirocinio di avvocato. Nel 1928 vinse il Premio Viareggio con La veranda. A partire dagli anni ’30 iniziò la sua carriera accademica come Professore in varie università italiane. Nel 1939 sposò Laura Boschian, con la quale ebbe due figli e si trasferì prima a Genova, poi a Roma. Durante gli anni della guerra pubblicò Teoria e pratica del processo, Guida pratica per il nuovo processo civile italiano e Istituzioni di diritto fallimentare, mentre ai decenni ’60 e ’70 risalgono opere monumentali quali Commentario al codice di procedura civile, Soliloqui e colloqui di un giurista. Nel 1970 ebbe inizio invece la stesura de Il giorno del giudizio, pubblicato postumo nel 1977 e tradotto in ben 16 lingue.
ALBINO BERNARDINI (Siniscola 1917-Bagni di Tivoli 2015). È stato maestro elementare, ma anche apicultore. Nell’ultimo conflitto ha partecipato alle campagne di Albania, Grecia e Jugoslavia, esperienza che racconterà in Disavventure di un povero soldato, dedicato agli adolescenti, contro la stupidità di tutte le guerre. A partire dal 1945 si dedica interamente alla scuola, e nel 1960 lascia la Sardegna per trasferirsi a Roma, dove entra a far parte del Movimento di Cooperazione Educativa, stringendo un sodalizio umano e intellettuale con Gianni Rodari. Nel 1968 esce Un anno a Pietralata, che nel 1972 ispirò il film di Vittorio De Seta Diario di un maestro. Seguirono numerose altre pubblicazioni, soprattutto favole e racconti per bambini.
PEPPINO MEREU (Tonara 1872 – 1901) orfano a 17 anni, quarto di 7 fratelli, trovatosi in gravi difficoltà economiche, fu costretto ad abbandonare gli studi e si formò da autodidatta. Alla sua gioventù risale l’adesione al socialismo e la grande passione per la poesia improvvisata. Lavorò come carabiniere per 5 anni, girando la Sardegna e componendo poesie. Nel 1895, a causa di problemi di salute fu costretto a ritirarsi nell’amata/odiata solitudine del suo paese. Tra il 1898 e il 1900 il poeta ottenne una certa visibilità fuori dal paese natio. Le condizioni di salute e di conseguenza esistenziali, si fecero sempre più difficili, finché a soli 29 anni Peppino Mereu morì nel 1901. La penuria di dati storici sulla sua vita e il mistero circa alcuni temi della sua produzione, fu difficile capire se la natura dei suoi amori e dolori fosse fittizia o reale, contribuiscono ancora oggi a mantenere vivo l’interesse per la sua poesia.
CARLO VARESE (Tortona 1792 – Firenze 1866) iniziò da ragazzino ad esercitarsi nell’arte tragica con l’opera “Oitona” che scrisse a quindici anni senza conservarne una copia. Nel 1813 si laureò in Medicina e si trasferì a Voghera dove sposò la figlia del medico Francesco Frambaglia, che erudì in nella medicina. Tra il 1825 e il 1831 scrisse ben otto opere narrative, anche nella speranza di affrancarsi dalla vita provinciale. Si volse poi alla storia, scrivendo “Storia della Repubblica di Genova” i quattro tomi. Dal 1840 si trasferì a Genova, svolgendo la professione di medico. Nel 1847 fu nominato segretario della Commissione di revisione della stampa per la città e la provincia di Genova e deputato nel collegio di Serravalle. Da Cavour ricevette l’incarico di scrivere un’appendice storica sul Risorgimento italiano. Rieletto deputato a Novi, seguì il Parlamento di Firenze, dove morì nel 1866.
GIOVANNI ANTONIO MURA (Bono 1879 – 1943) gli anni giovanili furono caratterizzati dalle inquietudini del seminarista e da una precoce vocazione poetica. Nel 1900 pubblicò la prima raccolta di versi Silvestria e nel 1903 si laureò in Teologia a Roma, dove frequentò vari intellettuali e collaborò con la rivista “Ateneo”. Rientrato in Sardegna fu nominato viceparroco a Bono e a Nuoro, lavorando anche come pubblicista e oratore, scrivendo per varie riviste letterarie e continuando l’attività di saggista e poeta. Nel 1934 esce La tanca fiorita, nel 1941 Quando il corpo muore, nel 1942 Il parroco di Geranio, e sempre nel 1942 Ma liberaci dal male. Nel 1936 fu costretto a lasciare la parrocchia di Dorgali per le trame di una potente famiglia che aveva ostacolato nelle mire su beni di proprietà comune. Rifugiatosi a Bono, morì lì nel 1943.
CARLO BAUDI DI VESME (Cuneo 1809 – Torino 1877) di famiglia patrizia, frequentò a Torino le scuole dei Gesuiti e si spinse verso un’erudizione classica. Giurista di formazione, nel 1833 vinse diversi concorsi banditi dall’Accademia delle Scienze di Torino e nel 1835 entrò anche nella Deputazione di Storia Patria, impegnandosi prevalentemente nella produzione scientifica, storico-giuridica. Dall’aprile 1848 fu primo ufficiale degli Interni per gli affari di polizia, deputato nella prima e terza legislatura del Parlamento subalpino e nel 1850 senatore per meriti scientifici, intervenendo sulle questioni più scottanti dell’attualità. Si interessò molto inoltre alla filologia e alla linguistica, per questo fu nominato nel 1874 socio dell’Accademia delle Scienze di Berlino, della Società di archeologia e belle arti di Torino e socio dell’Accademia della Crusca. Nel 1850 divenne socio della Società di Monteponi e nel 1862 presidente. Ad Iglesias dedicò la sua ultima opera Codex Diplomaticus Ecclesiensis.
SABATINO MOSCATI (Roma 1922 – 1997) è stato presidente dell’Accademia Nazionale dei Lincei, Accademico Pontificio, Accademico di Francia, Accademico di Spagna e membro di numerose accademie internazionali, oltre che professore ordinario di Filologia Semitica nell’università di Roma, tenendo lezioni anche in diverse università europee e americane. Ha inoltre fondato e diretto l’Istituto di Studi del vicino Oriente e l’Istituto per la Civiltà fenicia e punica. Ha ricoperto il ruolo di direttore dell’Enciclopedia Archeologica dell’istituto dell’Enciclopedia Italiana e vinto numerosissimi premi per la sua attività scientifica. Moscati ha promosso e diretto missioni archeologiche italiane e prospezioni archeologiche in tutto il bacino del Mediterraneo. Ha ricevuto tra gli altri, per la sua opera letteraria il Premio Internazionale Roma, Europa, il Premio Fregane, Tevere, Scanno e Canopo d’Oro.
FRANCESCO MANGO (Acri 1856 – Napoli 1900) calabrese, collaboratore dell’Archivio per lo Studio delle Tradizioni Popolari (ASTP) fece parte di quella schiera di insegnanti che spostandosi in varie regioni, guardava con interesse alle culture locali con cui entrava in contatto, raccogliendo spesso preziose documentazioni. Tra il 1886 e il 1890 Mango risiedette a Cagliari, dove sposò Emilia Lippi, e negli stessi anni pubblicò Novelline popolari sarde. Dai dati raccolti sulla sua vita, negli anni successivi, probabilmente tra il 1896 e il 1897 fu nominato professore di Letteratura italiana presso l’università di Genova, dove però, a causa della malattia, rimase poco tempo. Si trasferì infine a Napoli, dove morì nel 1900. La sua produzione fu piuttosto ricca e variegata, andò dagli interessi per il mondo e la letteratura popolare e regionale a quella per autori e problemi della letteratura italiana.
MAX LEOPOLD WAGNER (Monaco di Baviera 1880 – Washington D.C. 1962) dopo aver frequentato il liceo, studiando latino, greco ed ebraico, si laureò con una tesi sulla formazione delle parole in sardo e conseguì il dottorato con una ricerca sulla fonetica dei dialetti sardi meridionali, con particolare riguardo per quelli parlati nelle zone attorno al Gennargentu. Lavorò per anni come professore e ricercatore in varie università europee e negli Stati Uniti, ottenendo fama mondiale come linguista e poliglotta e specializzandosi nel campo delle lingue e delle culture dei popoli viventi attorno al bacino del Mediterraneo. Fu anche etnografo ed etnologo.
GIUSEPPE MANNO (Alghero 1786 – Torino 1868) di famiglia appartenente al patriziato cittadino, nel 1804 conseguì la laurea presso la Facoltà di Legge di Cagliari. Tra il 1825 e il 1827 fu impegnato nella scrittura e nella pubblicazione della Storia di Sardegna. Negli anni seguenti si dedicò poi alla sua vocazione letteraria, pubblicando i saggi Sui vizii dei letterati e sulla Fortuna delle parole, i quali gli permisero di acquisire una fama nazionale favorendogli la nomina ad accademico della Crusca. Il 1842 fu l’anno del suo capolavoro la Storia moderna della Sardegna, che pur con giudizio apertamente conservatore, traccia una potente raffigurazione delle drammatiche vicende degli anni 1773-99. Tra il 1849 e il 1855 fu eletto presidente del Senato del Regno e presidente della Corte Suprema di Cassazione, seguendo i problemi relativi alle ferrovie e agli interventi di colonizzazione. Nel 1868, anno della sua morte, pubblicò il suo ultimo libro, Note sarde e ricordi, su alcuni episodi della sua vita privata e della lunga carriera.